Archivio per Maggio, 2014

15 Mag

Bellissimo!!!

Pubblicato da Redisaturno

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La cosa più bella delle elezioni è la spontanea falsità del politico di turno a caccia di voti, che t’incontra e, come nuovo candidato, ti chiede amichevolmente, confidenzialmente come sta tutta la casata. Te lo domanda con una familiarità, dimestichezza, calore che ha dello sconvolgente, della serie avevo un secondo padre, o seconda madre, sorella o fratello, zio, zia  e non lo sapevo.

E non fermandosi alla singola domanda che racchiuderebbe, di per se, già una montagna di risposte, si permette di andare nei particolari, entra nello specifico, nel privato, nell’intimo, come se ti avesse studiato, come se avesse sguinzagliato i propri seguaci per carpire notizie utili per farti impressionare e colpirti, che ti vien da chiederti subito; caspita, questo è proprio un amico, sa tutto di me e dei miei cari, quasi quasi lo voto.

Fin qui lo accetto, la politica è un mestiere, se non sei un ottimo oratore, un bravissimo venditore di fumo, un eccellente banditore, un ficcanaso, bastardo,  finto, corrotto,  degenerato, scorretto, crudele, infame, delinquente, colluso, maligno, cattivo, e altri centocinquantamila epiteti, non lo puoi fare, nemmeno se  avessi la metà di questi aggettivi.

Accetto anche la mobilità che si crea dietro tale evento perché si creano posti di lavoro volanti, almeno in quel periodo qualcuno “sbarca il lunario”. Ammetto anche che i veri designati possano spiegare il proprio programma con discorsi pieni di vento, dove non c’è niente di concreto, dove le promesse dipinte saranno poi, degne del miglior pinocchio, dove ti vien anche voglia di vomitare addosso a chi, fanaticamente lo aiuta cercando di convincerti che tutto cambierà.

Quello che non accetto delle elezioni è il personaggio di turno, quello che si sveglia la mattina e s’iscrive ad una lista facendo stampare quintali di “santini”. Quello che fino al giorno prima non ti degnava di uno sguardo, di una parola, quello per cui eri trasparente, eri da evitare, da schivare, puzzavi e quindi eri da scansare, quello che non ti ha mai calcolato, quello dove c’è sempre stata l’indifferenza assoluta; eccolo che arriva con quel sorriso di merda stampato come una paresi facciale e, chiamandoti come si chiamano le vacche al pascolo, ti molla il santino. Non contento te ne da per tutta la famiglia e, senza farti replicare, perché lo sa che lo manderesti a fare nel culo con tutto il cuore, scappa via e scompare dicendoti…. “ Guarda che ci conto!!!!! ”

La rivincita più bella è stata con una di queste persone che abita vicino casa.  Frequentiamo la stessa palestra, lo stesso circolo, lo stesso bar, i figli coetanei frequentano la stessa scuola e quindi lo stesso consiglio di classe, la domenica guardiamo le stesse partite allo stadio del quartiere tifando la stessa squadra, (dove faccio il dirigente oltre tutto), e mai un saluto, un accenno di saluto, nonostante il mio sistematico “buon giorno”  non ha mai risposto se non, a volte, con un gesto repentino.

E questo bel personaggio, qualche giorno fa, mentre gustavo un bel latte macchiato e un bella fetta di crostata alla ciliegia fatta dalla moglie del barista, si avvicina al tavolo, dove non ero solo, e mi saluta chiamandomi per nome. Una confidenza esagerata, e quasi in modo religioso chiede di sedersi per farci un discorso inerente la sua candidatura al Comune. Ho colto la palla al balzo. Mi sono sentito un leone che ha messo al muro una gazzella. Come se avessi avuto un bel paio di stivali antinfortunistica e lui di culo stesse aspettando un mio sinistro per buttarlo a mare.

Con il mio vocione gli vieto categoricamente di sedersi. Gli chiedo anche, dove avesse preso questa confidenza, dato che, per anni e fino all’ora prima ero stato trasparente. Lui arrossisce balbetta e risponde “ sai come sono queste cose!!”

“No, non lo so e non me ne frega niente. Sei pregato di andare a farti pubblicità altrove. Buona giornata. ”

Bellissima la sua figura che si allontana mesta, addolorata, afflitta.

“Gianlucaaaaa!!! Portami un’altra bella e grande fetta di crostata che la goduria fa venire fame.”