Archivio per Gennaio, 2014

14 Gen

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Pubblicato da Redisaturno

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Ti presenti alla porta. Apro e mi dici che desideri parlare. E’ strano sentire la tua voce tremolante, di solito è sempre arcigna, irritata, alludi seccamente sempre ai soldi, alle figlie a cui perdono tutto, al fatto che piove ed è colpa mia, alle tasse ed è colpa mia, al troppo lavoro ed è colpa mia, al bla bla bla ed è colpa mia.

Ti faccio entrare e rimani in piedi come una bambina che aspetta un cioccolatino. Ti faccio accomodare sul divano e aspetto che cominci il solito monologo, la solita solfa, il solito vomito.

Passa del tempo e mi colpisce il fatto che non apri bocca. Cerchi solo i miei occhi. Sto cominciando a pensare male, sarà successo qualcosa di grave.

Aspetto, aspetto ancora, lo sai che con te non parlo più, annuisco solamente. Non controbatto più, ti ascolto indifferente e poi vai via senza chiudere la porta. Sono anni che succedono queste cose, quasi un decennio. Quindi se stai aspettando che io ti faccia vedere i miei denti puoi aspettare fino al giorno del Giudizio.

E i minuti passano, ti accendi una sigaretta e il respiro diventa sempre più profondo, ecco, stai per rimettere, chiudo gli occhi per non guardare, cerco solo di pensare al mare, cerco di pensare di stare altrove e il mio desiderio è mettere su un disco dei Sexy Pistols a tutto volume, ma, cosa succede?

La tua voce è sdolcinata,  

Mi sorprendi, ma riprendo immediatamente il mio aplomb e continuo a pensare che oggi ho la palestra, poi la cena con una zocc… ed infine il caffè con i compari di merenda.

Parli soavemente, e penso che sicuramente devo farti un favore, un grosso favore. Anni e anni fa ti avvicinavi cosi solo quando avevi bisogno, e mi prendi anche la mano, che ritraggo velocemente con un gesto istintivo, quasi con repulsione.

Non capisco nulla di quello che dici, parli arabo, le mie orecchie sono state abituate a strilli e minacce, quindi ora si difendono chiudendosi a riccio, ma tu continui a discorrere cercando il mio sguardo, cercando di farmi rispondere.  

 A questo punto, se fossi stato Jack lo squartatore, avrei dato sfogo a quell’ istinto primordiale, ma non lo sono purtroppo, e rimango qui che ascolto.

Poi, dopo tanto ciarlare, dopo tanto blaterare, sento delle strane parole, parole che racchiudono una vita,  parole che non hai mai detto, parole che pesano come tanti anni tu li e io qui.

 

 

 

 

“ Ho sbagliato, ho sbagliato tutto, potrai mai perdonarmi? ”  

 

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