Archivio per Ottobre, 2013

22 Ott

E ancora per molti altri mesi….

Pubblicato da Redisaturno

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Questa mattina, come da tante mattine, la sveglia del cellulare mi desta con un soave coro da stadio della mia squadra del cuore, la Lazio. Sono le cinque e trenta. Con un sacrificio immane alzo le chiappe dal letto, mi aspetta la bici. Ogni mio santo giorno c’è un pezzo della mia infinita riabilitazione.

Mi affaccio sul terrazzo e una sferzata di vento freddo mi fa sgranare gli occhi, debbo vestirmi adeguatamente altrimenti mi ammalo. Scendo nel cortile, metto le cuffie,  alzo il volume e salgo sul velocipide. Esco dal cancello e il gelo del mattino mi fa sbattere i denti. Il ginocchio fa male, ma dopo qualche pedalata torna quasi sereno, anzi no.

Azzero il contachilometri, regolo il respiro, cambio marcia e già nel mio cervello c’è il percorso da fare. Per cominciare non scendo sotto i quindici km di media e divento costante nelle pedalate. La musica l’ho scelta appositamente per questo tragitto, e ho scelto solo la dance.

Arrivo sul lungo mare e comincio a respirare profondamente lo iodio. Una leggenda narra che chi respira molto iodio marino, la mattina presto, impazzisce, ma per me non vale già sono pazzo di mio.

Prendo la pista ciclabile  e pedalo  verso nord. Sono le sei e un quarto, e ci sono poche macchine in giro, qualche podista mi fa compagnia e devo solo stare attento ai furgoni che portano vettovaglie varie, perchè invadono la pista per parcheggiare e scaricare, e soprattutto devo stare attento agli esseri maledetti che portano i cani a spasso, e che passeggiano sulla pista senza avere i cani al guinzaglio, nonostante abbiano un marciapiede largo dieci metri e lungo trenta chilometri dove inciampare e schiantarsi al suolo, (e quello che gli dico ad alta voce), ne consegue sempre un battibecco alla lontana, che termina eternamente con grandi vaffanculosky da parte mia.

Guardo il contachilometri e già ne ho percorsi dieci, sono a Montesilvano, arrivo alla rotonda dei grandi alberghi e torno indietro per arrivare a Francavilla.

Cambio marcia, aumento la pedalata, la velocità media arriva quasi a 25 km/h, aumento il ritmo del respiro e naturalmente aumenta il dolore.

Alle sette meno venti comincia ad albeggiare, guardo su e l’azzurro cielo fa prevedere una giornata con i fiocchi, lo stomaco brontola, ma la colazione è rimandata alla fine del giro, o, a quando non c’è la faccio più.

Adesso comincio ad incontrare ciclisti vestiti di tutto punto, con caschetto, guantini e con bici scintillanti, io no, io sono in tuta (figa, ma in tuta), e la bicicletta è da passeggio, costosa, con varie marce, ma è da passeggio. L’ho “fregata” al mio caro fratellino, anche perchè io odio il ciclismo, è uno sport solitario e doloroso. Gli unici accessori che ho acquistato sono stati; un coprisella in morbido gel e un pantaloncino attillato con rinforzo in gomma piuma nei punti dove appoggio il sedere, ma fa male lo stesso.

Pedalando pedalando si sono fatte le otto, sono già a quota trentacinque chilometri, sto tornando da Francavilla e quasi dal piccolo giro prefissato, e faccio appena in tempo ad arrivare al solito bar che il dolore del ginocchio e quello del sedere mi hanno quasi debilitato. Mi fermo e parcheggio la bici nell’alloggiamento di pertinenza. Prima di entrare faccio un po’ di stretching e cammino un po’, giusto per lenire lo spasimo, e mi siedo dentro al bar con qualche sofferenza all’osso sacro.

Una spremuta d’arancia, un cornetto con la marmellata ed un buon caffè mi allietano il momento, do uno sguardo veloce ai giornali, due chiacchiere qua e la e mi rimetto in sella riprendendo la strada di casa.

Sono le nove, comincia a fare caldo, rimetto a posto la bici e torno nel mio nido.  Prima di farmi una doccia rilassante accendo il pc, scelgo qualche brano doc, accenno a qualche passo di dance, per rilassare i muscoli davanti allo specchio, e nel contempo scrivo queste due righe.

A mezzogiorno ho l’ennesimo appuntamento con l’osteopata, spero che con il tempo mi aiuti a tornare com’ero.

Domani mattina presto, invece, ho un’ora e mezza di piscina, poi un’ ora di  camminata lenta sulla battigia e di nuovo una succulenta colazione.