Archivio per Marzo, 2012

22 Mar

E anche quella sera….

Pubblicato da Redisaturno

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(….. e anche quella sera fu una “babilonia” che da me vuol dire  baraonda.)

 

 

Potrei scrivere un bel libro su quello che è successo fino ad ora nella mia folle vita, certo qui la racconto quasi romanzata, ma il succo, la sintesi, il cuore della parodia è sempre vero, c’è sempre il fondo che rispecchia la superficie, e questa è un’altra storia vera delle mie mille vere storie.

 

Un’estate di tante estati fa ero bello, anzi, bellissimo.

Abbronzato, con più capelli, un po’ “palestrato”, e avevo i desideri che venivano enfatizzati dagli stimoli circostanti.

Il mare, come sapete bene, è una passerella giornaliera, chi ha voglia di farsi notare ha tutto l’appoggio della spiaggia e io stavo in tiro come la “vedetta lombarda” .

Quel giorno captai uno sguardo,

che si trasformò in sorriso,

che si trasformò in dialogo,

che si trasformò in numero di cellulare,

che si trasformò in appuntamento,

che si trasformò in serata veloce perché tutti e due impegnati in altri fronti.

Quando però si sfida la sorte questa non da appello.

La storiella era andata bene e quindi perhè ripeterla quando c’erano troppi problemi accatastati?

Ma si sa, “il pelo” tira più di mille locomotive e quindi come due liceali pieni di voglia, organizzammo per quella sera appena dopo cena.

Al massimo un’ora.

Lei abitava vicino, prendemmo una delle tante strada sopra la prima collina dietro casa e ci fermammo poco dopo in aperta campagna……… almeno pensavo.

 

….. Meraviglioso, ero come assopito dal suo alito che mi accarezzava il petto. Le sue mani mi frugavano tutto ed era stupenda anche la musica che ci trasportava lontano. Già nudi eravamo al settimo cielo.

Alzai un attimo gli occhi e attraverso i finestrini vidi dei lampeggi blu.

Minchia” mi dissi … l’apoteosi mi fa vedere blu!!!!

No.

Erano i lampeggianti della macchina della polizia municipale.

Un groppo alla gola e un sussulto nel petto  ammosciarono il mio “Battista” in un minutosecondo.

La donna rimase semi paralizzata e un balbettio comune ci prese.

Mi mezzo rivestii e  scesi dall’auto sugli “attenti”

 

Cosa stava facendo?”

Beh, è un po’ complicato spiegarlo “brigadiè”, ma siamo uomini noooooo???????”

Certo che lo siamo, ma lei è uomo che con la sua autovettura è entrato in una proprietà privata e adesso è parcheggiato con la macchina nel bel mezzo delle fragole, e ancora adesso scendendo ha schiacciato anche l’insalata del MIO orto.”

———”

————-”

xxxxxxxxxxxx”

Adesso andiamo fuori sulla pubblica via e cominciamo ascrivere qualche verbalone”

Nel mio cervello in pappa pensavo che tra tutte le viuzze di campagna che c’erano, appena sopra le prime colline vicine la mia abitazione, dovevo prendere questa privata e finire su di un campo coltivato con devozione da un vigile urbano graduato come il Sergente Ingrassia di Zorro.

Ma non era finita lì.

La donna non scendeva dall’auto, e intravedevo che diventava sempre più smaniosa.

Il “sergente” nonostante il buio cercava di scrutare all’interno della mia macchina e alla fine quando inquadrò il viso della donna, con la lampada tascabile, rimase folgorato, esterrefatto, inorridito, allibito.

Mi stavo scopando una che conosceva forte. (e per fortuna non era la moglie) ma dagli urli sentivo che era una parente molto apparentata.

Mi sentivo accerchiato come superman dalla Kriptonite e non avendo vie di fuga giù per la collina volevo solo trovare un albero alto per impiccarmi.

Ma erano tutti bassi.

Cominciò un litigio tra i due che la guerra del Vietnam era una bazzecola.

Il collega del sergente mi venne vicino e mi chiese i documenti.

E per la gioia della sfiga non li avevo, erano a casa, perchè la serata doveva essere un mordi e fuggi. Tutto si stava complicando. Il mio cellulare squillava ma era in macchina , le zanzare mi stavano mangiando vivo e non c’èra soluzione veloce.

 

Poi il gran finale.

 

Per finire nella merda fino al naso quindi, captai dalle urla furibonde, che la donna era la moglie del fratello e dunque ora si che ero con il culo sopra una clava.

 

Non so cosa ci salvò, so solo che ad un certo momento parlavano sotto voce, lui abbassò il capo e si girò verso il panorama, lei mi chiamò e mi disse che potevamo andare.

Non domandai e non ci vedemmo più.